«È facile mentire con la Statistica.
Ma è difficile dire la verità senza di essa»
Andreas Dunkels
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Questa sezione è dedicata ai concetti teorici di statistica e a numerosi esempi pratici, accompagnati da formule e interpretazioni dei corrispondenti risultati. L’obiettivo è quello di far comprendere come la statistica vada ben oltre i calcoli matematici e non consista nelle sole percentuali che, senza un adeguato contesto metodologico, lasciano il tempo che trovano.
Al giorno d’oggi si confonde spesso la “statistica” con le “statistiche”. Quando in statistica si parla di statistiche ci si riferisce agli indici emersi dall’analisi svolta, mentre nell’uso comune sono normalmente associate a quei valori, spesso percentuali e talvolta sensazionalistici, che appaiono nei telegiornali, nei principali quotidiani e sui social. Il rischio è quello di disinformare o, peggio ancora, di creare un pregiudizio, vale a dire una statistica affrettata, quindi distorta, perché effettuata senza aver valutato l’intero quadro generale con ulteriori analisi (pre-giudizio). Quindi, come ci fa intendere il noto matematico svedese Andreas Dunkels (1939 – 1998), il problema della statistica non è la statistica in sé, ma chi ne fa un cattivo uso.
Il termine statistica apparve per la prima volta nel 1589 inteso come «descrizione delle qualità che caratterizzano, e degli elementi che compongono, uno stato». Dunque furono le istituzioni dello stato che per prime raccolsero ed organizzarono i dati inerenti fenomeni di carattere religioso, politico, economico e sociale. Da allora la statistica, o perlomeno i principali concetti e indici statistici, si ritrovano nella vita di tutti i giorni. Si parla, infatti, della marca di cellulare che va di moda, che potrebbe condizionarne l’acquisto, del tempo medio di percorrenza di un tragitto fornito dal navigatore, che potrebbe portare a valutare un percorso alternativo, della stima della spesa al supermercato prima di arrivare alla cassa, che potrebbe indurre a rimettere a posto i prodotti meno necessari o più costosi, o del totale di amici che hanno parlato bene di un film, che potrebbe incentivarne la visione, ecc.
Se la matematica si basa sulla certezza, la statistica studia fenomeni incerti. Quindi, la matematica parte da definizioni e assiomi che portano alla costruzione di teoremi e postulati attraverso dimostrazioni inconfutabili, che permettono di comprendere i fenomeni naturali e delle scienze applicate, ottenendo risultati certi. Mentre la statistica osserva fenomeni dinamici e caratterizzati da una forte aleatorietà dovuta ai molteplici fattori che li determinano. Lo scopo della statistica è dunque quello di descrivere le caratteristiche dei collettivi in valori sintetici, generalizzare le informazioni campionarie a popolazioni universali e di prevedere gli andamenti futuri dei fenomeni studiati.
Nell’era moderna, la statistica è ovunque, trovando applicazioni in numerosi campi, dalla sociologia all’economia, dalla psicologia alla medicina, dall’ingegneria all’intelligenza artificiale. Se in campo scientifico la statistica garantisce la validità sperimentale dei risultati, in ambito aziendale fornisce un rigoroso supporto decisionale attraverso l’analisi di mercato e dei KPI.
In conclusione, «la statistica ci permette di trovare ordine nel caos apparente della casualità» come disse il noto scienziato britannico Sir Francis Galton (1822 – 1911). Infatti, la statistica ci consente di comprendere meglio la realtà che ci circonda, traendo conclusioni affidabili dai dati e portando a decisioni più consapevoli.
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